Aggiornamento 2018 al Piano Nazionale Anticorruzione – il ruolo del RPCT

Aggiornamento 2018 al Piano Nazionale Anticorruzione – il ruolo del RPCT

ANAC ha approvato con Delibera n. 1074 del 21 novembre 2018 l’Aggiornamento 2018 al Piano Nazionale Anticorruzione, elaborato con il coinvolgimento delle amministrazioni interessate e di esperti, attraverso la costituzione di diversi tavoli tecnici che hanno collaborato all’esame dei rischi e alla proposta di apposite misure di contenimento.

Partiamo, oggi, con un’analisi incentrata principalmente sul ruolo del RPCT, e proseguiremo, nei prossimi giorni, con approfondimenti sugli altri numerosi temi di interesse affrontati nel PNA.

Il PNA 2018 si apre con una sintesi del monitoraggio sull’evoluzione della qualità dei PTPCT degli anni scorsi, da cui emerge un complessivo miglioramento dei Piani che, però, presentano ancora molte criticità, soprattutto nella fase di mappatura dei processi, in cui “La complessità dell’analisi, unita alla carenza di competenze specifiche interne per la sua realizzazione, lo scarso coinvolgimento della struttura organizzativa e la propensione all’adempimento formale delle amministrazioni, sembrerebbero le cause sottostanti l’inadeguatezza della mappatura dei processi contenuta all’interno dei PTPC analizzati.”

ANAC evidenzia, poi, il ruolo del RPCT che non solo ha il compito di proporre e di predisporre adeguati strumenti interni all’amministrazione per contrastare l’insorgenza di fenomeni corruttivi, ma ha anche poteri di vigilanza e controllo. Tali poteri sono stati oggetto di approfondimenti già nella Delibera n. 840 del 2 ottobre 2018, allegata al PNA, cui l’Autorità rimanda, e sono stati ulteriormente trattati nell’Allegato 2, che riporta “Riferimenti normativi sul ruolo e sulle funzioni del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT)”.
Nella delibera, prendendo il via da una serie di richieste pervenute ad ANAC da parte di alcune amministrazioni, vengono chiariti alcuni comportamenti che il RPCT deve avere.

Da qui emerge che i poteri di vigilanza e controllo del RPCT sono funzionali al suo ruolo di prevenzione della corruzione.

Questo significa che, qualora vengano segnalati fenomeni corruttivi di qualsiasi natura “il RPCT è tenuto a fare riferimento agli organi preposti appositamente sia all’interno dell’amministrazione che all’esterno, valorizzando così un modello di poteri del RPCT strettamente connessi, e non sovrapponibili, con quello di altri soggetti che hanno specifici poteri e responsabilità sul buon andamento dell’attività amministrativa nonché sull’accertamento di responsabilità.”. Ciò implica, naturalmente, che detti uffici/organi debbano assicurare sempre piena collaborazione con il RPCT, tenendolo informato sugli esiti delle attività svolte. Tuttavia è bene chiarire che il RPCT, nel momento in cui riceva segnalazione di irregolarità/illeciti, ha innanzitutto il dovere di verificare se nel PTPCT siano state previste misure adeguate per contrastare il fenomeno segnalato, al fine di capire quali siano gli organi interni o esterni a cui rivolgersi per accertare le responsabilità e prendere le conseguenti decisioni. Se, allora, nel PTPCT erano già previste misure di contrasto relative al fenomeno segnalato, il RPCT dovrà fare richiesta, ben circostanziata, ai responsabili della mancata attuazione delle misure; di contro, se nel PTPCT non erano previste adeguate misure, o addirittura il rischio non era emerso in fase di mappatura, allora il RPCT dovrà avviare un procedimento di rilevazione del processo e di identificazione del rischio da inserire nel PTPCT, insieme, chiaramente, alle relative misure di contenimento, coinvolgendo il personale (dipendenti e dirigenti) nell’intero processo. Difatti “Il dovere di corrispondere alle richieste del RPCT, come sopra si è visto, è uno specifico dovere che grava su tutti i dipendenti dell’amministrazione o ente.”

In merito a ciò “si ricorda che le amministrazioni e gli enti sono tenute a definire, nel proprio PTPC come previsto dall’art. 1 co. 9 lett. c) della l. 190/2012, anche gli obblighi di informazione nei confronti del RPCT chiamato a vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Piano. Al fine di dimostrare di aver efficacemente vigilato sul funzionamento e sull’osservanza del PTCP è buona norma che il RPCT tracci adeguatamente le richieste e i relativi riscontri.” ANAC evidenzia, in tal senso, l’utilità di introdurre nel Codice di comportamento lo specifico dovere di collaborare attivamente con il RPCT, dovere la cui violazione deve essere ritenuta particolarmente grave in sede di responsabilità disciplinare.

Per quanto detto, appare dunque chiaro che il RPCT ha la possibilità di acquisire atti e documenti e fare audizioni dei dipendenti (sempre e comunque tracciate), ma solo al fine di chiarire i fatti segnalati e non al fine di accertare la loro fondatezza e le relative responsabilità, compiti, questi, che spettano agli organi competenti, con cui il RPCT deve pur sempre collaborare.

Sempre in un’ottica di collaborazione deve essere inquadrato, poi, il rapporto tra il RPCT di un’amministrazione vigilante e il RPCT di un ente vigilato, tra i quali è auspicabile un rapporto di raccordo operativo, ma è pur sempre opportuno che ogni RPCT svolga le proprie funzioni in autonomia senza che si configuri un rapporto di sovraordinazione/subordinazione.

In attesa di ulteriori approfondimenti, per qualsiasi dubbio potete rivolgervi al nostro helpdesk.

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